Recensione aggiornata alla versione 14, ottobre 2011
Nel 2008 Google, azienda famosa per il suo motore di ricerca, ha rilasciato un nuovo browser, chiamandolo Chrome.
Questo prodotto usa il motore di rendering opensource WebKit, già usato da Safari (browser della Apple) e Konqueror (browser per Linux+KDE). È molto scarno rispetto ad altri browser, è altresì veloce nella resa delle pagine ricche di Javascript. Non stupisce poi che sia il più veloce nei servizi di Google come Gmail, Docs e Analytics.
Google Chrome richiede Windows XP service pack 2+/Vista/7. I requisiti hardware minimi sono: processore Pentium 4, 100 MB di spazio libero, 128 MB di RAM. Come sempre sono molto ottimistici, dato che Chrome (almeno nei miei test) consuma più RAM e occupa molto più spazio di Firefox sull'hard disk. Dunque direi che è bene riservargli non meno 250MB di spazio su disco ed è bene avere almeno 384MB di RAM.
Diversamente dalla procedura comune di tutti i programmi per Windows, ha una particolarità: non viene installato dentro Programmi ma nei Documenti, precisamente in \Documents and Settings\. Per cui non bisogna installarlo con la solita modalità di amministratore per poi poterlo usare coi vari utenti, ma ogni utente dovrebbe procedere ad una installazione separata (con tutto lo spreco di spazio che ciò comporta). Questo comportamento da molti è criticato come illogico e pericoloso, ma probabilmente è stato fatto per permetterne l'uso a chi non ha permessi di amministratore sul computer che usa (tipicamente gli utenti nelle aziende) o a chi non sa usare correttamente un sistema operativo.
Ciò che non è comprensibile però, è perché non ci sia, in fase di installazione, la possibilità per l'utente di scegliere se installare correttamente il programma nella directory apposita.
Per installare Google Chrome a tutti gli utenti, usando l'utente amministratore (come accade con qualsiasi altro programma), l'unico modo è installarlo passando attraverso l'installazione di Google Pack.
Senza entrare nel dettaglio, Chrome ripropone la navigazione a schede ormai consueta in tutti i browser, una gestione migliore dei crash, una modalità porno (chiamata "incognito") che permette di non lasciare tracce della navigazione nel tab prescelto, una casella multifunzione in cui scrivere l'indirizzo di un sito, fare ricerche, ricevere suggerimenti dinamici durante la digitazione, visualizzare la cronologia; queste funzioni molto utili si erano già viste in Firefox 3 e Opera 9. Da Opera prende anche la funzione Speed Dial (Accesso Rapido in italiano), con la differenza che lista i siti più visitati e non quelli scelti dall'utente. La stessa funzione è disponibile su Firefox grazie all'estensione Fast Dial oppure Speed Dial.
Per quanto mi riguarda, da utente Google (uso praticamente tutti i loro servizi), credo che Chrome abbia qualche serio problema riguardo la privacy. La barra degli indirizzi infatti funziona da motore di ricerca e mentre si digitano le lettere si avvia una connessione al server di Google per "predire" la parola che stiamo scrivendo (è la stessa funzione di autocompletamento che troviamo su Google.it). Questo però permette a Google di sapere l'indirizzo di tutti i siti che visitiamo, e ciò non è ammissibile, a prescindere. Benché Google prometta di non usare i dati in modo lesivo della privacy, ritengo che la profilazione così spinta di un individuo da parte di chiunque (azienda o stato) sia qualcosa da evitare a priori. È perciò opportuno, se si vuole usarlo, di disabilitare la funzione di autocompletamento nelle opzioni.
Nel seguente video, sottotitolato in italiano, Google tenta di rassicurarci della sua bontà (a voi decidere se ci sono riusciti) e assicura che le ricerce vengono anonimizzate "entro 24 ore".
La caratteristica più fastidiosa di Chrome non è in Chrome, ma è un programmino extra che viene installato, senza il consenso dell'utente, il cui processo è caricato ad ogni avvio di sessione (rallentando così l'avvio del sistema operativo e occupando memoria, anche se poca). Ad ogni avvio del sistema operativo tenta di connettersi al server di Google per cercare aggiornamenti software. Questo eseguibile si chiama GoogleUpdate.exe ed è installato automaticamente ogni volta che si installa un software di Google. La cosa più irritante è che non viene disinstallato se si disinstalla Chrome e non è disinstallabile con la consueta procedura dei programmi su Windows. Per cui va rimosso a mano o, in alternativa, bloccato tramite firewall (questa ultima soluzione non fa risparmiare RAM e velocizzare il tempo di avvio, dato che il programma comunque viene avviato). Rimuovendolo però non si potrà più aggiornare Google Chrome tramite la funzione interna al browser ma si dovrà scaricare manualmente il nuovo file.
In questi collegamenti si trovano le istruzioni per rimuoverlo o disabilitarlo:
1: senza ricorrere al Google Pack.
Ultima modifica: 6 novembre 2011